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L’intelligenza artificiale non è il problema. Lo è il modo in cui la usiamo.
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Da studente passavo ore tra enciclopedie, libri e biblioteche per raccogliere informazioni e costruire relazioni, temi e tesi. Oggi facciamo qualcosa di simile con l’AI, ma in pochi minuti. Il problema non è usare questi strumenti. Il rischio nasce quando smettiamo di verificare, approfondire e pensare con la nostra testa. In questo articolo rifletto sul rapporto tra AI, conoscenza e pensiero critico, e sul pericolo di un possibile “sonno dell’intelligenza” nella società contemporanea
La competenza non basta più: nell’era dell’Intelligenza Artificiale sarà la capacità di fare domande a distinguere i professionisti.
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Nell’era dell’Intelligenza Artificiale il valore di un professionista non sarà più determinato soltanto dalle conoscenze che possiede, ma dalla capacità di formulare le domande giuste. Attraverso esempi che spaziano da Socrate a Leonardo da Vinci, fino all’esperienza dell’audit, questo articolo riflette su come curiosità, pensiero critico e capacità di interrogare la realtà rappresentino le competenze più preziose del futuro. Perché se l’AI può fornire risposte sempre più efficaci, resta all’essere umano il compito più importante: scegliere quali domande vale davvero la pena porre.
L’Intelligenza Artificiale ci toglierà il lavoro? Forse la vera domanda è un’altra.
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L’Intelligenza Artificiale non rappresenta necessariamente la fine del lavoro umano, ma l’inizio di una sua profonda trasformazione. Come accaduto con le precedenti rivoluzioni tecnologiche, alcune attività scompariranno mentre ne nasceranno di nuove, valorizzando soprattutto creatività, relazioni, pensiero critico ed empatia. La vera sfida non sarà difendere il lavoro dall’AI, ma utilizzare questa tecnologia per migliorare la qualità della vita, ridurre le disuguaglianze e costruire una società in cui il progresso sia realmente al servizio delle persone.
Dall’Istituzione alla Rete: L’AI come nuova “trama di apprendimento” per la Learning City
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A oltre cinquant’anni dalle riflessioni di Ivan Illich sulla “descolarizzazione della società”, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale riapre una domanda fondamentale: chi controlla oggi l’accesso alla conoscenza? L’articolo propone una riflessione sul passaggio dall’istituzione educativa tradizionale alla Learning City, una comunità diffusa in cui l’apprendimento nasce dalle relazioni, dalla partecipazione e dalla condivisione dei saperi. L’AI può diventare il nuovo strumento di emancipazione culturale, capace di connettere persone, competenze e opportunità, oppure trasformarsi nell’ennesima forma di centralizzazione del sapere. La sfida è utilizzare la tecnologia per costruire cittadinanza attiva, pensiero critico e nuove “trame di apprendimento” che rendano ogni individuo protagonista del proprio percorso di crescita
La democrazia non è un regalo, è un esercizio di consapevolezza
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Questo articolo riflette sul progressivo indebolimento della cultura democratica in Italia, partendo dalla stagione del Sessantotto, quando scuola e formazione venivano considerate strumenti fondamentali di emancipazione civile e partecipazione consapevole. Attraverso il confronto con la realtà odierna, segnata da descolarizzazione e crescente analfabetismo funzionale, emerge il rischio di una società sempre più fragile, incline ad affidarsi a leadership autoritarie e a rinunciare al pensiero critico. Un richiamo forte alla necessità di tornare a investire nell’educazione civica e nella cultura come basi essenziali della democrazia.
Quando è stata l’ultima volta che hai messo in discussione ciò che sai… forse senza accorgerti che la realtà sta cambiando?
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Di Francesco Naviglio[1]
L’articolo riflette sul fenomeno dell’“analfabetismo di ritorno”, sottolineando che non riguarda solo una parte della popolazione, ma può coinvolgere chiunque smetta di aggiornarsi. Il punto centrale non è ciò che si è imparato in passato, ma la distanza crescente tra le proprie conoscenze e un mondo che cambia rapidamente.
Si vuole evidenziare come questa perdita di allineamento sia spesso invisibile: ci si sente adeguati finché non ci si trova, concretamente, in difficoltà davanti a nuovi strumenti, contesti o dinamiche. Il vero rischio non è non sapere, ma non accorgersi di non essere più in grado di applicare ciò che si sa.
L’invito finale è a sviluppare consapevolezza e a rimettersi continuamente in discussione, mantenendo un rapporto attivo con il cambiamento per restare realmente capaci di comprendere e agire nel presente.
Oltre la competenza: il valore della fiducia nel lavoro
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Di Francesco Naviglio[1]

Oggi spesso la competenza è data per scontata. Titoli, corsi, formazion continua, certificazioni non bastano più a distinguere un professionista. In un contesto saturo di offerte e alternative, ciò che fa davvero la differenza è la fiducia. Non quella dichiarata, ma quella costruita ogni giorno con coerenza, responsabilità e chiarezza. Perché non vince chi sa di più, ma chi riesce a farsi scegliere nel tempo.
Sicurezza sul lavoro: il governo torna a legiferare, ma si apre (finalmente) al digitale e a un modello unico nazionale
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A cinque mesi dall’Accordo Stato-Regioni di aprile, il nuovo decreto approvato dal Governo introduce strumenti digitali per la gestione della sicurezza sul lavoro: badge elettronico, fascicolo formativo online e patente a crediti. Una svolta moderna che contrasta con l’approccio cartaceo delle Regioni e apre la strada – forse – a un sistema finalmente unico e nazionale. I prossimi 90 giorni saranno decisivi: il nuovo Accordo Stato-Regioni dovrà uniformare criteri e requisiti. È l’occasione per uscire dal caos normativo e garantire diritti uguali a tutti i lavoratori italiani.
Sicurezza sul lavoro: serve una normativa nazionale unica. Basta con venti sistemi diversi
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In Italia, la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Eppure, a distanza di anni dall’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), viviamo ancora in una giungla di norme regionali che disorientano imprese, lavoratori, formatori e responsabili della prevenzione. Il recente recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha riacceso i riflettori su un problema mai risolto: la frammentazione normativa tra le diverse Regioni italiane. È giunto il momento di dire basta.

