L’intelligenza artificiale non è il problema. Lo è il modo in cui la usiamo.

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Da studente passavo ore tra enciclopedie, libri e biblioteche per raccogliere informazioni e costruire relazioni, temi e tesi. Oggi facciamo qualcosa di simile con l’AI, ma in pochi minuti. Il problema non è usare questi strumenti. Il rischio nasce quando smettiamo di verificare, approfondire e pensare con la nostra testa. In questo articolo rifletto sul rapporto tra AI, conoscenza e pensiero critico, e sul pericolo di un possibile “sonno dell’intelligenza” nella società contemporanea

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L’Intelligenza Artificiale ci toglierà il lavoro? Forse la vera domanda è un’altra.

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L’Intelligenza Artificiale non rappresenta necessariamente la fine del lavoro umano, ma l’inizio di una sua profonda trasformazione. Come accaduto con le precedenti rivoluzioni tecnologiche, alcune attività scompariranno mentre ne nasceranno di nuove, valorizzando soprattutto creatività, relazioni, pensiero critico ed empatia. La vera sfida non sarà difendere il lavoro dall’AI, ma utilizzare questa tecnologia per migliorare la qualità della vita, ridurre le disuguaglianze e costruire una società in cui il progresso sia realmente al servizio delle persone.

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Sicurezza sul lavoro: il governo torna a legiferare, ma si apre (finalmente) al digitale e a un modello unico nazionale

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A cinque mesi dall’Accordo Stato-Regioni di aprile, il nuovo decreto approvato dal Governo introduce strumenti digitali per la gestione della sicurezza sul lavoro: badge elettronico, fascicolo formativo online e patente a crediti. Una svolta moderna che contrasta con l’approccio cartaceo delle Regioni e apre la strada – forse – a un sistema finalmente unico e nazionale. I prossimi 90 giorni saranno decisivi: il nuovo Accordo Stato-Regioni dovrà uniformare criteri e requisiti. È l’occasione per uscire dal caos normativo e garantire diritti uguali a tutti i lavoratori italiani.

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Sicurezza sul lavoro: serve una normativa nazionale unica. Basta con venti sistemi diversi

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In Italia, la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Eppure, a distanza di anni dall’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), viviamo ancora in una giungla di norme regionali che disorientano imprese, lavoratori, formatori e responsabili della prevenzione. Il recente recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha riacceso i riflettori su un problema mai risolto: la frammentazione normativa tra le diverse Regioni italiane. È giunto  il momento di dire basta.

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Un’altra regione recepisce l’Accordo Stato-regioni sulla sicurezza sul lavoro. E’ il trionfo della burocrazia.

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Dopo la Lombardia anche l’Emilia-Romagna ha provveduto a recepire l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.

L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 doveva rappresentare una sintesi operativa chiara sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Invece, il suo recepimento da parte delle Regioni si sta trasformando in una corsa all’eccesso amministrativo. Lombardia produce 200 pagine di allegati, l’Emilia-Romagna risponde con 12 modelli di attestato. Il risultato? Un labirinto normativo che confonde più che chiarire, ostacolando chi nella formazione lavora ogni giorno.

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Ubuntu: un’etica ed una filosofia per una società più solidale.

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 All’inizio del 2000, per merito di Sergio Marchionne, fui attratto dalla diffusione  del termine zulu “Ubuntu” che sottintendeva una filosofia presente nell’Africa sub-sahariana. Il termine si diffuse per merito di Sergio Marchionne.

Sergio Marchionne, scomparso nel 2018, ha lasciato un’impronta profonda non solo nell’industria automobilistica, ma anche nel modo di interpretare la leadership. Presentò il termine “Ubuntu” Durante una cerimonia al Politecnico di Torino, nel 2008. Il termine, allora poco conosciuto in Occidente, deriva dalla lingua zulu e indica, semplificando, che “Una persona è una persona grazie agli altri”.

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Ripensare la Formazione sulla Sicurezza: Modelli Innovativi di Apprendimento

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Pubblicato su Punto Sicuro il 07 maggio 2025 – Numero 5843

La formazione sulla sicurezza sul lavoro da sempre rischia di essere vissuta come un obbligo formale, più che come un’occasione reale di crescita e prevenzione. Questo articolo propone un cambio di rotta. Partendo da una critica ai limiti del modello tradizionale, intendo offrire una visione innovativa e concreta: trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente, partecipata e centrata sul lavoratore. Non un semplice aggiornamento, ma una riprogettazione che punta su tecnologie, emozioni, collaborazione e personalizzazione per costruire, insieme, una cultura della sicurezza più viva ed efficace.

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Descolarizzare la formazione alla sicurezza sul lavoro: verso un apprendimento più efficace e coinvolgente.

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Pubblicato su Punto Sicuro del 16 aprile 2025 – Numero 5832

La   formazione sulla sicurezza sul lavoro può essere innovata   ispirandosi al concetto di descolarizzazione introdotto negli anni ’70 da Ivan Illich. Si vuole qui metter in discussione il modello formativo tradizionale basato su lezioni frontali, spesso inefficaci e percepite come mero obbligo burocratico per   propone un nuovo paradigma che ponga   il lavoratore al centro e   protagonista del suo apprendimento. Questa modalità formativa si basa su simulazioni, esperienze, storytelling, uso di tecnologie avanzate e creazione di comunità di apprendimento.

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E-learning: quale futuro nella formazione per la sicurezza sul lavoro?

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Lucio Fattori intervista Francesco Naviglio, già Segretario generale di AiFOS e anche già Vicedirettore del Centro Elettronico di INAIL

Intervista apparsa sul “Giornale dei Consulenti” di Aifos di dicembre 2024

La formazione e la crescita professionale delle persone sono state per lungo periodo legate a metodologie tradizionali, riservate ad aula o ambienti in cui “chi sapeva” interagiva con “chi apprendeva”.

Le nuove, anche se ormai non più nuovissime, tecnologie hanno permesso di sviluppare delle modalità di formazione e apprendimento definite “asincrone”, modalità di processi formativi dove viene a mancare l’interazione diretta tra due o più persone sostituita da registrazioni, filmati, animazioni, grafica e testi.

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2014 – Riflessioni in merito alla Riforma della Pubblica Amministrazione

Di nuovo, con periodicità costante, si riparla e si ridiscute di come riformare la Pubblica Amministrazione e di come risparmiare in termini di costi per il cittadino.

Non voglio entrare in questo momento in questa discussione che in modo ciclico attanaglia e appassiona il popolo italiano che, purtroppo, si lascia abbindolare da falsi profeti che porgono sul piatto del risanamento il licenziamento dei pubblici dipendenti e un ridimensionamento dell’apparato statale come strumento di risanamento e di ritorno alla “prosperità di una volta”. Continua a leggere→