Un’altra regione recepisce l’Accordo Stato-regioni sulla sicurezza sul lavoro. E’ il trionfo della burocrazia.

Dopo la Lombardia anche l’Emilia-Romagna ha provveduto a recepire l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.

L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 doveva rappresentare una sintesi operativa chiara sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Invece, il suo recepimento da parte delle Regioni si sta trasformando in una corsa all’eccesso amministrativo. Lombardia produce 200 pagine di allegati, l’Emilia-Romagna risponde con 12 modelli di attestato. Il risultato? Un labirinto normativo che confonde più che chiarire, ostacolando chi nella formazione lavora ogni giorno.

Da un rapido esame della Delibera 1085 del 07/07/2025 della Regione Emilia-Romagna emerge una lunghezza e ipertrofia normativa a danno di una lettura semplificata dell’Accordo, che si è concretizzato in un documento corposo (allegati inclusi) di oltre 40 pagine, ricco di rimandi normativi e procedurali.

La Lombardia ha superato le 200 pagine. Il Piemonte invece si limita a un testo più snello, ma non meno vincolante, corredato da fac-simili operativi come:

  • Verbali di verifica dell’apprendimento
  • Registri d’aula
  • Modelli di attestati

Non si può che sottolineare come l’atto di recepimento dovrebbe chiarire, non moltiplicare la burocrazia. Il rischio è che i soggetti formatori, già gravati da mille adempimenti, vengano ingabbiati in un formalismo inutile.

Una considerazione, del resto già ampiamente evidenziata, su questa modalità legislativa di recepimento da parte delle regioni degli Accordi Stato-Regioni fa emergere una sorta di contraddizione tra “accordo” e “recepimento” che determina una sorta di “labirinto normativo”

Un accordo per definizione dovrebbe unificare e semplificare. Invece:

  • Ogni Regione recepisce con propri strumenti, modelli, e regole.
  • Si sovrappongono norme nuove e vecchie con lunghe disposizioni transitorie, che lasciano margini d’interpretazione.

Questa frammentazione mina la certezza del diritto e crea disuguaglianze nell’applicazione delle stesse norme tra regioni.

Tra l’altro, i modelli utilizzati dalle regioni per deliberare gli atti di recepimento (peraltro dissimili tra le diverse regioni) determinano numerose criticità relative agli aspetti di efficienza amministrativa e trasparenza

L’Emilia-Romagna, per esempio, nel documento esaminato, cerca di dimostrare trasparenza citando tutti i riferimenti normativi e deliberativi, ma questo porta anche a:

  • Ridondanza e scarsa usabilità del testo per i destinatari operativi.
  • Sovrapposizione di ruoli tra assessorati, direzioni e dirigenti.

Una PA efficiente dovrebbe recepire un Accordo traducendolo in strumenti applicativi concreti, leggibili e condivisi, utilizzando linguaggi semplici e facilmente recepibili. Le 12 versioni diverse degli attestati sono un segno evidente della mancanza di sintesi.

La disomogeneità nel recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 da parte della Lombardia e della Emilia-Romagna solleva dubbi sull’efficienza e sulla coerenza della macchina amministrativa, regionale in particolare.

E’ appena il caso di sottolineare che ad oggi, giugno 2025, solo due regioni hanno recipito l’accordo del 17 aprile. Il loro scopo principale è garantire che la formazione sulla sicurezza sul lavoro sia omogenea su tutto il territorio nazionale, evitando difformità interpretative e applicative tra le diverse regioni. Se ciò è vero la Lombardia e l’Emilia-Romagna hanno pienamente disatteso la finalità del recepimento e sorge una specie di preoccupazione immaginando cosa avverrà allorchè tutte le regioni, se lo faranno, delibereranno i loro recepimenti.

Invece di rappresentare un punto di arrivo normativo, l’Accordo si trasformerebbe in un pretesto per moltiplicare i documenti e appesantire i processi. Come ex dirigente della PA e formatore in ambito sicurezza, mi chiedo se questa moltiplicazione normativa serva davvero a migliorare i percorsi formativi e favorire una diminuzione degli incidenti sul lavoro o se sia solo il sintomo di una burocrazia che parla più a sé stessa che ai cittadini e ai lavoratori.