Sicurezza sul lavoro: serve una normativa nazionale unica. Basta con venti sistemi diversi

In Italia, la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Eppure, a distanza di anni dall’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), viviamo ancora in una giungla di norme regionali che disorientano imprese, lavoratori, formatori e responsabili della prevenzione. Il recente recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha riacceso i riflettori su un problema mai risolto: la frammentazione normativa tra le diverse Regioni italiane. È giunto  il momento di dire basta.

  • Sicurezza sul lavoro: un paese, venti sistemi

Oggi, ogni Regione interpreta, modifica e aggiunge elementi al quadro normativo nazionale, creando 20 sistemi diversi di gestione della formazione sulla sicurezza. A seguito della pubblicazione dellìAccordo del 17 aprile, la Lombardia ha prodotto oltre 200 pagine per recepire l’accordo; l’Emilia-Romagna, 40 pagine accompagnate da modelli di attestato, registri e verbali. E queste sono solo due delle venti realtà in campo.

Le conseguenze? Un lavoratore formato in una Regione potrebbe non essere riconosciuto in un’altra. Un’azienda con sedi in più territori si trova a dover rispettare obblighi diversi. I Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), i tecnici della prevenzione, i formatori, gli enti accreditati e persino gli organi di vigilanza si trovano costantemente a rincorrere modifiche, interpretazioni e burocrazie schizofreniche. Non è federalismo: è caos. Una disparità che danneggia tutti

L’attuale sistema è discriminante. Penalizza i lavoratori, che non hanno certezze sui loro diritti e sui percorsi formativi da seguire. Penalizza i datori di lavoro, costretti a interpretare norme diverse a seconda della Regione. Penalizza gli enti di formazione, chiamati a riprogettare modelli, procedure e documentazioni per ogni territorio in cui operano.

Ma la cosa più grave è che tutto questo mina l’obiettivo primario: garantire la salute e la sicurezza sul lavoro in modo uguale su tutto il territorio nazionale. La sicurezza non può variare in base al codice postale. Un lavoratore in Calabria deve avere le stesse tutele di uno in Veneto e seguire gli stessi percorsi formativi che si auspica siano i migliori. Punto.

  • Una proposta concreta: centralizzare le regole

La proposta che tutti gli operatori della sicurezza dovrebbero sostenere è chiara: la normativa sulla sicurezza e sulla formazione dei lavoratori deve essere di competenza esclusiva dello Stato e le regioni devono essere delle mere esecutrici sui territori di loro competenza senza che ciascuna interpreti a modo suo la normativa. Una normativa unica, stabile, chiara e applicabile su tutto il territorio nazionale.

Pe r raggiungere questo obiettivo è necessario che si realizzi:

  • Un sistema normativo centralizzato, gestito da un organismo unico.
  • Una piattaforma digitale interoperabile per la gestione della formazione e della documentazione che sia unica per tutto il territorio nazionale.
  • L’eliminazione dei recepimenti “creativi” delle Regioni.
  • L’adozione di standard formativi omogenei e riconosciuti ovunque.

Questo non significa ignorare le specificità territoriali, ma evitare che ogni Regione riscriva le regole del gioco, danneggiando tutti.

  • La necessità di una class action dei soggetti della sicurezza

Per arrivare a questo risultato, non basta una proposta. Serve un’azione collettiva, forte e organizzata. I soggetti della sicurezza – formatori, RSPP, tecnici della prevenzione, consulenti, enti di formazione e non ultimi i datori di lavoro,  – devono unirsi e farsi sentire.

Tutto ciò a tutela delle garanzie ed esigenze professionali di ciascuno che l’attuale modalità di gestione delle norme e dei regolamenti su base regionale, anche se di iniziativa centrale, spesso mettono in discussione. Ma, ancora di più, a tutela dei lavoratori che non possono immaginare che la loro sicurezza ed incolumità sul lavoro possa essere differente nelle 20 regioni italiane.

A tale scopo sarebbe auspicabile la costituzione di una class action professionale: un movimento coordinato che spinga e solleciti l’apertura di un tavolo di lavoro nazionale unico, dove i protagonisti reali della sicurezza sul lavoro possano confrontarsi con il legislatore e proporre soluzioni operative, condivise e concrete.

Una mobilitazione collettiva non ideologica, fondata sull’esperienza diretta di coloro che giornalmente si trovano ad affrontare le problematiche e le criticità connesse alla garanzia della sicurezza dei posti di lavoro. Perché chi lavora ogni giorno “sul campo” conosce meglio di chiunque altro le storture del sistema e le soluzioni reali.

Il tavolo di lavoro unico dovrebbe avere caratteristiche ben precise:

  • Composizione paritaria: rappresentanti dei soggetti della sicurezza, enti di formazione, RSPP, organi di vigilanza, datori di lavoro, lavoratori e rappresentanti istituzionali.
  • Mandato chiaro: elaborare una proposta normativa unitaria da sottoporre agli organi legislativi con la finalità di emanare norme e regolamenti unici per tutto il territorio nazionale. Dovrà naturalmente essere delineato il percorso che modifichi la competenza concorrente delle regioni sulla sicurezza sul lavoro che dovrebbe essere limitata esclusivamente alla prevenzione, alla vigilanza e alla promozione della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
  • Trasparenza e tracciabilità: ogni proposta, documento e bozza deve essere pubblica ed accessibile accessibile per gli interessati, lavoratori compresi.
  • Tempistiche definite: perché la sicurezza non può più aspettare.

Un tavolo di questo tipo rappresenterebbe una vera rivoluzione nella governance della sicurezza in Italia, spostando l’asse decisionale dalla burocrazia alla competenza.

I vantaggi di una normativa unica

Centralizzare la normativa non è solo una questione di principio. Porta vantaggi concreti per tutti: per i lavoratori (Chiarezza sui propri diritti e doveri – Formazione riconosciuta ovunque – Maggiore tutela della salute e sicurezza), per i datori di lavoro  (Riduzione dei costi burocratici – Maggiore certezza normativa – Processi formativi più snelli ed efficienti), per i formatori e gli enti accreditati (Un solo modello da seguire – Riduzione della complessità amministrativa – Maggiore qualità ed uniformità della formazione) ed infine per gli organi di vigilanza che con una azione uniforme su tutto il territorio nazionale garantirebbero un equo trattamento nella conduzione delle attività ispettive su tutto il territorio nazionale (Controlli uniformi e più efficaci – Eliminazione delle ambiguità interpretative – Maggiore efficacia nella prevenzione).

  • Un piano d’azione possibile

La realizzazione di questo progetto necessita naturalmente di una serie di prerequisiti, quali:

  1. Mobilitazione: promuovere un’adesione massiva all’iniziativa tra tutti i professionisti del settore.
  2. Raccolta dati: documentare le criticità regionali attraverso casi concreti.
  3. Proposta condivisa: redigere un testo base progettuale e normativo da presentare al legislatore.
  4. Campagna pubblica: coinvolgere media, sindacati, associazioni di categoria, parlamentari e opinione pubblica.
  5. Dialogo istituzionale: avviare confronti ufficiali con Ministeri, Organismi e Commissioni competenti.

Per rendere tutto questo operativo, potrà essere creato un sito web come punto di aggregazione e discussione: una piattaforma dove chiunque lavori nel settore può consultare i documenti, aderire all’iniziativa e contribuire alla costruzione della proposta nazionale.

Non ci sono vincoli di tempo o burocrazie da rispettare. C’è solo una finalità comune: realizzare in tempi rapidi un sistema normativo giusto, efficiente e condiviso, capace di migliorare davvero la sicurezza in azienda e la salute psico-fisica dei lavoratori.

  • Non è solo un problema di regole. È un problema di giustizia

L’attuale assetto non è solo inefficiente: è ingiusto. Tratta in modo diverso lavoratori e imprese a seconda del luogo in cui operano. E mette in discussione un diritto che dovrebbe essere universale.

Nel mondo del lavoro moderno, dove la mobilità tra Regioni è la norma e le imprese operano in contesti sempre più complessi, non possiamo più permetterci di avere venti regole diverse per la stessa materia.

La sicurezza sul lavoro è un valore nazionale. E come tale, deve essere tutelato da norme nazionali. Si ritiene che sia questa un’occasione da non perdere

La frammentazione normativa sulla sicurezza sul lavoro è una delle grandi zavorre del nostro Paese. Eppure, è anche uno dei problemi più risolvibili, se affrontato con serietà e responsabilità.

Abbiamo l’occasione di cambiare rotta, di creare un sistema più giusto, più chiaro e più efficace. Ma per farlo serve l’impegno di tutti: dei professionisti, delle istituzioni, delle imprese e dei lavoratori.

Serve il coraggio di dire che venti sistemi non funzionano e che urge una soluzione alternativa.

Serve la determinazione di costruirne uno solo. Nazionale. Uguale per tutti. Finalmente giusto.