
A cinque mesi dall’Accordo Stato-Regioni di aprile, il nuovo decreto approvato dal Governo introduce strumenti digitali per la gestione della sicurezza sul lavoro: badge elettronico, fascicolo formativo online e patente a crediti. Una svolta moderna che contrasta con l’approccio cartaceo delle Regioni e apre la strada – forse – a un sistema finalmente unico e nazionale. I prossimi 90 giorni saranno decisivi: il nuovo Accordo Stato-Regioni dovrà uniformare criteri e requisiti. È l’occasione per uscire dal caos normativo e garantire diritti uguali a tutti i lavoratori italiani.
- Premessa
A soli cinque mesi di distanza dall’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, il Governo torna a mettere mano alla normativa sulla sicurezza sul lavoro con un nuovo decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 ottobre. Il titolo è eloquente: “Misure urgenti per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Ma ciò che colpisce non è solo la rapidità con cui si torna a legiferare sul tema: è il cambio di approccio.
Se l’Accordo di aprile 2025 si era limitato a una serie di indicazioni ancora imprigionate nel formalismo cartaceo, con modelli di attestati, registri e verbali, il nuovo decreto vira con decisione verso una governance digitale della sicurezza. Badge elettronici, fascicoli formativi online, piattaforme integrate e tracciabilità delle competenze diventano i nuovi strumenti su cui costruire un sistema moderno di prevenzione.
Il Decreto introduce una serie di misure che, sulla carta, vanno nella direzione giusta:
- Revisione delle aliquote INAIL per premiare le aziende con meno infortuni.
- Potenziamento dell’apparato ispettivo, con 500 nuove assunzioni all’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
- Obbligo di badge digitali anticontraffazione in edilizia e appalti/subappalti.
- Rafforzamento della patente a crediti: più severa, più incisiva.
- Formazione più qualificata per gli RLS, anche nelle microimprese.
- Maggiore copertura assicurativa per studenti nei percorsi scuola-lavoro.
- Introduzione di strumenti per l’analisi dei “near miss” (i mancati infortuni).
Il tutto accompagnato da un impianto narrativo forte: incentivi per le imprese virtuose, linee guida nazionali, vigilanza mirata, trasparenza, digitalizzazione.
Una svolta tanto necessaria quanto attesa.
- Una risposta al caos normativo regionale?
Nel mio articolo “Sicurezza sul lavoro unica, una proposta” dello scorso luglio, ho denunciato la frammentazione normativa tra le Regioni italiane come uno dei principali ostacoli alla reale tutela dei lavoratori. Venti Regioni, venti sistemi, venti interpretazioni diverse dello stesso diritto. Un’azienda con sedi in più territori si trova ancora oggi a inseguire burocrazie schizofreniche; un lavoratore formato in una Regione può essere considerato in possesso di un attestato “non valido” in un’altra.
Il nuovo decreto, almeno in prospettiva, sembra voler invertire questa deriva. L’introduzione di un fascicolo elettronico del lavoratore, alimentato dagli enti formativi accreditati e consultabile in tempo reale dagli ispettori, potrebbe rappresentare un primo passo concreto verso la standardizzazione nazionale dei percorsi formativi. Per la prima volta, la tecnologia diventa strumento di uniformità, non di complicazione.
- Digitale sì, ma serve coerenza istituzionale
Certo, l’entusiasmo per la svolta digitale non deve farci dimenticare che il decreto stesso prevede — entro 90 giorni — l’adozione di un nuovo Accordo Stato-Regioni sui criteri di accreditamento degli enti formatori e sulla qualificazione dei docenti. E qui si riapre il fronte delle preoccupazioni.
Riuscirà questo nuovo Accordo a evitare gli eccessi interpretativi visti a maggio? Oppure assisteremo all’ennesima riproduzione di modelli diversi, su base regionale, che annacqueranno qualsiasi tentativo di riforma su base nazionale? La speranza è che il Governo, dopo aver aperto alla digitalizzazione, abbia anche il coraggio politico di spingere per un modello centralizzato, come auspicato nella proposta che ho avanzato.
- Verso una sicurezza “tracciata” e nazionale?
Badge elettronico, patente a crediti, formazione con tecnologie immersive e fascicolo digitale sono strumenti che permettono finalmente di pensare a una sicurezza non solo aggiornata, ma anche verificabile e condivisa su tutto il territorio nazionale.
Il punto ora è trasformare questi strumenti in regole uguali per tutti, evitando che ogni Regione li interpreti a modo proprio.
Il decreto rappresenta, in questo senso, una occasione storica per iniziare a costruire il sistema auspicato: unico, nazionale, tracciabile, giusto. Ma il tempo stringe. I 90 giorni per l’emanazione del nuovo Accordo Stato-Regioni saranno decisivi. È lì che si capirà se stiamo davvero imboccando la strada di un sistema coerente oppure se ci troviamo di fronte all’ennesima cornice moderna riempita con vecchie logiche.
- Conclusione
Nell’auspicare che i 90 giorni previsti per l’emanazione del prossimo Accordo Stato-Regioni non si protraggano fino ai due anni occorsi per l’emanazione dell’Accordo dello scorso aprile ci chiediamo se questa volta, riusciremo a rispettare oltre alla scadenza anche le aspettative.
La sicurezza sul lavoro non può più essere ostaggio di interpretazioni territoriali e tempistiche bibliche. Il decreto del 25 ottobre è un segnale importante, ma la sfida vera inizia ora: costruire un ecosistema nazionale della sicurezza sul lavoro fondato su regole condivise, strumenti digitali e responsabilità chiare.
La tecnologia c’è. La volontà politica, forse, anche. Manca solo una cosa: la coerenza e l’uniformità tra le diverse normative, nazionali e regionali.