Lombardia, 200 Pagine di Burocrazia per Recepire un Accordo: Quando la Chiarezza Scompare

La recente decisione della Regione Lombardia di recepire l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 attraverso una delibera e due allegati di ben 200 pagine solleva seri interrogativi sull’efficienza e la trasparenza della macchina amministrativa. Un accordo, per sua natura, dovrebbe essere un punto di arrivo, una sintesi chiara e funzionale di intese condivise. Il suo recepimento, invece, si è trasformato in un labirinto burocratico che rischia di vanificare la portata stessa dell’intesa originaria.

L’Accordo Stato-Regioni siglato il 17 aprile scorso rappresentava un passo importante, un momento di convergenza tra le istanze nazionali e quelle regionali su temi di primaria importanza. Ci si aspetterebbe, quindi, che la sua implementazione a livello regionale avvenisse nel modo più snello e diretto possibile, al fine di tradurre rapidamente le decisioni in azioni concrete a beneficio dei cittadini e del territorio lombardo.

Da considerare, inoltre, che la normativa prevede che ciascuna regine recepisca l’accordo e che, se lo ritengono opportuno, possano prevedere disposizioni più restrittive (cioè che garantiscano un livello di tutela superiore) rispetto a quanto stabilito dagli Accordi Stato-Regioni, ma non possono ridurre il livello di tutela preesistente. Da ciò deriva la concreta possibilità che la gestione della formazione sulla sicurezza sul lavoro possa avere difformità anche rilevanti tra i territori regionali.

La Lombardia ha optato per un approccio che, a prima vista, appare tutt’altro che efficiente. Una delibera di recepimento accompagnata da due allegati voluminosi, per un totale di 200 pagine, sembra più un esercizio di stile burocratico che una reale volontà di semplificazione.

Il contenuto della Deliberazione N. Xii/ 4515 del 09 giugno del 2025 è:

  • Delibera di Recepimento Accordo tra Lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano, N. 59 Del 17 Aprile 2025 – 10 Pag
  • Allegato A che ripropone per intero l’Accordo del 17 aprile 2025 – 136 Pag.
  • Allegato B – Indirizzi ai soggetti formatori in tema di salute e sicurezza sul lavoro operanti in Regione Lombardia – 54 pag.

Totale 200 pag.

Che necessità c’è di diluire il contenuto di un accordo già definito in un così ampio tomo documentale?

Il rischio principale di una tale mole di carta è duplice. In primo luogo, la dispersione dell’informazione. Navigare tra 200 pagine per individuare i punti salienti dell’Accordo può diventare un’impresa ardua per chiunque, dagli addetti ai lavori agli stakeholder, fino ai semplici cittadini interessati. La chiarezza e l’immediatezza, elementi cruciali per la comprensione e l’applicazione delle normative, vengono sacrificate sull’altare di una prolissità documentale.

In secondo luogo, si assiste a una probabile duplicazione di contenuti. È lecito chiedersi se le 200 pagine aggiungano realmente valore o se, piuttosto, si limitino a riproporre, magari con formulazioni leggermente diverse, quanto già espresso nell’Accordo originale. Questo non solo appesantisce la documentazione, ma genera anche un senso di ridondanza e, potenzialmente, di confusione interpretativa.

Un approccio più razionale avrebbe potuto prevedere una delibera concisa, che facesse esplicito riferimento all’Accordo Stato-Regioni e ne definisse le modalità di applicazione, magari corredata da un allegato unico e ben strutturato per eventuali dettagli tecnici o operativi non già esplicitati. La semplificazione amministrativa dovrebbe essere un obiettivo primario di ogni pubblica amministrazione, non un optional.

Questa vicenda in Lombardia rappresenta un campanello d’allarme. Viviamo in un tempo in cui servono risposte rapide e concrete ai problemi quotidiani. Eppure, troppo spesso, ci troviamo di fronte a documenti complicati e ridondanti che finiscono per rallentare le decisioni e allontanare le persone dalle istituzioni. Le Regioni dovrebbero chiedersi se le loro procedure siano davvero efficaci, e iniziare a semplificarle, rendendole più chiare e accessibili. Solo così l’amministrazione potrà davvero essere al servizio dei cittadini, e non della burocrazia fine a sé stessa.

Ricordo che già nel 1990, durante il corso per Dirigenti Pubblici che frequentai presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione alla Reggia di Caserta, uno dei temi centrali era proprio questo: dire addio al burocratese. Ci veniva insegnato quanto fosse importante scrivere in modo semplice, chiaro e diretto, per permettere a chiunque – non solo agli addetti ai lavori – di capire i documenti pubblici. Un principio che oggi, più che mai, andrebbe ripreso e messo in pratica.

Obiettivo per lo più fallito miseramente, ritengo.

Che opinione hai su questo approccio? Credi che una maggiore mole di documenti equivalga sempre a maggiore chiarezza e completezza?